Tra storia e innovazione, La Costaiola oggi

February 10, 2017

Sono sempre più convinto che ognuno di noi debba avere in casa dello spumante, o comunque averne di più, per non correre il rischio di rimanerne senza. Vuoi perché è ottimo come aperitivo o perché è indicato per molteplici abbinamenti, di sicuro si ha sempre l’occasione giusta per aprirne una bottiglia.

 

L’altra sera ad esempio, dopo aver preparato qualche stuzzichino in compagnia degli amici, ho aperto una bottiglia di Pinot Nero Rosè di Rossetti & Scrivani, così si chiama la linea di spumanti prodotta dall’Az. Agricola La Costaiola, e come immaginavo è stato apprezzato da tutti, tanto che ho deciso di Chiamare l’Azienda.

 

Eccomi a ridosso di Casteggio e Montebello della Battaglia, dove si trova La Costaiola, realtà vitivinicola portata avanti con passione ed entusiasmo da Michele e Fabio Rossetti che insieme a Simona Scrivani rappresentano la terza generazione in Azienda.

 

La  Costaiola,  nasce nel 1938 per volontà di Carlo Carbone e della sua famiglia, che già nella seconda metà del 1800 inizia a coltivare la vite. La prima impronta commerciale dell’Azienda è rappresentata dal fratello di Carlo, “il mitologico Zio Nino” così piace ricordarlo a Michele mentre sorride. Lo Zio Nino trasferitosi a Milano per fare il tranviere diventa di fatto la prima figura commerciale della Costaiola, vendendo i vini ai colleghi, agli amici e i vicini di casa.

 

Sono gli anni settanta quando in Azienda provenienti da altre attività imprenditoriali, subentrano i generi di Carlo. In principio il padre di Simona, che si occupa da subito della parte produttiva, e successivamente il padre di Fabio e Michele, che diventa l’anima commerciale della Costaiola.

 

L’attività in questi anni cresce molto, siamo negli anni ottanta e in Azienda si lavora in termini di qualità, viene interrotta la vendita del vino sfuso e si pensa a valorizzare il marchio e i vini prodotti.

 

Nel 1988 Michele diventa Enologo ed entra in Azienda occupandosi della Cantina, da li a poco seguiranno Fabio, l’attuale figura commerciale e Simona, che cura la parte amministrativa.

 

La Costaiola  è oggi proprietaria di 10 ettari di vigneti, situati a circa 120/150 metri s.l.m. prevalentemente Croatina e Pinot Nero, che insieme alla Barbera, all’Uva Rara e al Pinot Grigio, compongono i classici vigneti della zona. Un’Azienda convenzionale che proprio in questi giorni sta seriamente meditando di convertirsi al biologico, più per convinzione che per fini commerciali, avendo da tempo abolito il diserbo e i trattamenti antiparassitari.

L’Azienda oggi produce circa 80.000 bottiglie, e dispone di due differenti linee di produzione, una dedicata ai vini: “La Costaiola” ed una agli spumanti: “Rossetti & Scrivani” nata nel 2007.

 

Nella linea “La Costaiola” trova posto tra gli altri, il Novè, uno spumante metodo classico prodotto con uve Pinot Nero, e una permanenza sui lieviti di almeno 9 mesi. Questo spumante è ottenuto da una cuvee di ricaduta, e a detta di Michele, è l’anello di congiunzione tra lo spumante metodo Martinotti ed il metodo Classico, una novità se vogliamo, che nel mercato francese è da anni un punto fermo e si chiama Crèmant.

 

Nel bicchiere si presenta con un tenue giallo paglierino, una spuma persistente e un perlage fine e continuo. Al naso ha una buona nota floreale, chiaro è il lievito e la crosta di pane, insieme a una nitida nota di mela. In bocca ha una buona corrispondenza con il naso, è fresco è equilibrato, e con una buona persistenza.

 

Le bottiglie della linea “Rossetti & Scrivani” sono molto curate nel dettaglio, e questo mi fa capire quanto l’Azienda abbia investito nel packaging, fattore oggi determinante nel commercio dei vini. Queste si presentano avvolte in una carta stampata che le custodisce quasi fossero delle caramelle in attesa di essere scartate.

 

Come prima bottiglia apriamo il Pinot Nero Brut, un metodo classico con almeno 24 mesi di affinamento sui lieviti. Nel bicchiere si presenta con un bel giallo paglierino dai riflessi dorati, una spuma compatta e persistente, franchi i sentori di crosta di pane e di lievito, arricchiti da un sottofondo di frutta matura a polpa gialla, e piccole note di burro. In bocca è Secco, fresco e con una buona sapidità che gli dà una buona persistenza.

 

Passiamo ora al Nature, ultimo nato in Azienda, che ha visto il suo debutto sul mercato da poche settimane.  Michele mi ha spiegato a lungo quanto sia importante per lui questo prodotto, che essendo un non dosato esprime l’anima vera e sincera del suo metodo classico. Una permanenza sui lieviti di almeno 30 mesi, un colore molto simile al precedente, la spuma è persistente e il perlage fino. Al naso è pulito con note floreali, in bocca è secco, fresco ed equilibrato. Posso dire sia una buona partenza per essere un nuovo arrivato.

 

Ecco infine il Pinot Nero Rosè, quello aperto in compagnia degli amici. Nel bicchiere è cristallino, con un bel rosa cerasuolo vivo e luminoso, anche in questo caso il perlage è fine e persistente, al naso è lungo, complesso, nitida la crosta di pane, i fiori appassiti e piccoli frutti rossi che mi riempiono il bicchiere. In bocca ha una buona corrispondenza con il naso, sapido e persistente.

Chiedo a Michele se ci siano progetti per il futuro e scopro che le novità sono molteplici.

 

È in cantina un Pinot Nero riserva con evoluzione in barrique, prodotto utilizzando le uve raccolte in questi anni che si rivelano ottime per questo prodotto.

 

Altra novità è la Doc Casteggio che sta subendo proprio in questo periodo un restyling, un vino prodotto con uve Barbera e con una buona dose di Croatina, anche in questo caso evoluzione in legno. Un vino “abbondante, fastoso” che sembra avere tutte le carte in regola per ritagliarsi un suo spazio nel mercato.

 

Per finire, l’introduzione di due spumanti metodo Martinotti che andranno a sostituire gli attuali vini pinot nero vinificati in bianco e rosato. Cosa dire, un’Azienda dinamica e al passo coi tempi che senz’altro non ha ancora finito di stupirci.

                                                                                                                                                              

                                                                                                                                                                                                                                          Francesco Pantano

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